venerdì 12 agosto 2016

IL TEMPIO BUDDISTA PIU' ANTICO

Il tempio buddhista più antico

E se dovessimo spostare indietro la data di nascita di Buddha di, diciamo, almeno cento anni? Un gruppo di archeologi potrebbe aver trovato il più antico tempio buddhista mai scoperto, risalente al 550 a.C., presso la famosa meta di pellegrinaggio nepalese di Lumbini. Il ritrovamento, presso quello che è noto per essere il leggendario luogo di nascita di Buddha, potrebbe mettere in discussione le date ormai confermate e sostenute da molti studiosi.

“Quello che abbiamo trovato è il più antico tempio buddhista al mondo” spiega l’archeologo Robin Coningham dell’Università di Durham, autore della ricerca pubblicata sulla rivista Antiquity. Il team internazionale di archeologi spiega di aver scavato al di sotto di strutture di mattoni all’interno del tempio, che ogni anno viene visitato da centinaia di migliaia di pellegrini.

Monaci in pellegrinaggio al tempio di Lumbini. Sullo sfondo gli scavi archeologici che interessano l’area (Ira Block, National Geographic)

(Ira Block, National Geographic)

Le stutture in legno che hanno rinvenuto giacevano al di sotto del ben più recente tempio buddhista costruito in mattoni, la cui attuale struttura è grande almeno il doppio e, come sottolinea l’autore, indica che il sito di Lumbini è stato utilizzato come luogo di culto buddhista senza soluzione di continuità.

“Il grande dibattito scaturito dalla scoperta riguarda la data di nascita di Buddha, che ora sembra andrà spostata al sesto secolo a.C.” spiega Coningham.

Dal canto loro gli studiosi applaudono la scoperta, ma mettono in guardia dall’accettare troppo frettolosamente l’idea che questo sia il più antico tempio buddhista conosciuto, prima di aver effettuato ulteriori analisi. “Gli archeologi amano dire d’aver scoperto il più antico o il più recente esemplare di qualcosa”, ha commentato via mail Ruth Young, archeologa dell’Università di Leicester.
(National Geographic)
Gli archeologi Robin Coningham (a sinistra ) e Kosh Prasad Acharya dirigono gli scavi (Ira Block, National Geographic)

(Ira Block, National Geographic)


Il luogo di nascita di Buddha
Il Buddhismo è una delle più importanti religioni al mondo con più di 350 milioni di seguaci, la maggior parte dei quali vive nell’Est asiatico. Per tradizione Lumbini è conosciuto come il luogo nel quale la madre di Buddha, Maya Devi, afferrò un albero e diede alla luce la storica figura di Siddharta Gautama, che poi diventò Buddha.

La data di nascita precisa è da lungo dibattuta, con le autorità nepalesi che propendono per il 623 a.C. e altre tradizioni che sostengono invece una datazione più recente, intorno al 400 a.C. In ogni caso, entro il 249 a.C. Lumbini diventò uno dei quattro centri sacri del Buddhismo, conosciuto per le iscrizioni sacre e il pilastro lasciato proprio in quell’anno dall’imperatore Ashoka, che svolse un ruolo molto importante nel diffondere il Buddhismo in tutta l’Asia.

Il sito fu successivamente abbandonato e riscoperto poi nel 1896, quando gli fu restituito il suo ruolo come centro di pellegrinaggio (con il nome di tempio Maya Devi). In seguito fu dichiarato Sito Patrimonio dell’Umanità. Preoccupata per l’usura della struttura dovuta ai numerosissimi visitatori, l’UNESCO, insieme alle autorità giapponesi e nepalesi e alla National Geographic Society, ha sponsorizzato lo studio dell’équipe di Coningham con l’obiettivo di documentare le condizioni del sito di Lumbini e indagare sulle strutture nascoste sotto gli strati di mattoni rimasti dal periodo di Ashoka.

“Abbiamo avuto l’opportunità di un accesso privilegiato al sito”, spiega Coningham, “e per questo motivo abbiamo fatto in modo che il nostro lavoro fosse completamente visionabile e trasparente per i pellegrini. Assistere alla loro visita al luogo sacro mentre lavoravamo è stato molto toccante”.
Il nuovo tempio e la colonna di Ashoka (UNESCO)
 Colonna di Ashoka (wikipedia) 

Il recinto con l’albero sacro
Scavando in una zona centrale del tempio, i ricercatori hanno portato alla luce dei fori di palificazione, alloggiamenti creati per sostenere pali di legno o pietre. Il tutto fa pensare che già verso il 500 a.C. l’albero fosse circondato da un recinto di legno insieme a una struttura in mattoni: potrebbe trattarsi di un bodhi-gara, ovvero una delle costruzioni tipiche del Buddhismo. Il centro del tempio non era coperto da un tetto, spiega il team di ricerca, e sono state ritrovate radici mineralizzate circondate da pavimenti d’argilla, che negli anni sono stati levigati dai passi dei visitatori. Le radici sembravano essere state fertilizzate, e a differenza dei bodhi-gara appartenenti ad altre tradizioni come quella indiana non sono stati trovati segni di sacrifici o di offerte portate al sito sacro. “Era molto pulito, in realtà, il che sottolinea la tradizione buddhista di non-violenza, umiltà e povertà”, spiega Coningham.

Gli archeologi hanno indagato l’età del tempio avvalendosi sia della datazione al radiocarbonio, effettuata sul carbone dei fori di palificazione, sia della datazione tramite luminescenza stimolata otticamente, un metodo che analizza i tempi di decadimento radioattivo degli elementi contenuti nel suolo, rivelando quando sono stati in superficie l’ultima volta. In ogni caso, sottolinea Coningham, gli scavi presso il sito indicano che le attività di costruzione siano iniziate intorno al 1.000 a.C., seguite dalla nascita di una comunità buddhista simile a un monastero entro il sesto secolo a.C.”
(National Geographic)

Albero della Bodhi e bagno di Lumbini (wikipedia)


Ci vuole cautela


“Le novità emerse dallo studio mostrano che le attività rituali avevano luogo centinaia di anni prima dell’epoca di Ashoka, e questo è certamente significativo” commenta Young.

Secondo Julia Shaw, docente di Archeologia sud-asiatica allo University College di Londra, la teoria sulla presenza di un bodhi-gara è convincente ma ancora troppo basata su congetture, ed è perciò consigliabile avere cautela nel raccontare la scoperta. “L’adorazione degli alberi, spesso presso semplici altari, era una caratteristica di molte antiche religioni indiane. Considerate le sovrapposizioni tra i rituali buddhisti e le tradizioni che li hanno preceduti, è anche possibile che quello di cui stiamo parlando sia un antico tempio per l’adorazione degli alberi che non ha niente a che vedere con Buddha”, commenta Shaw. “In ogni caso, di certo mostra un nuovo punto di vista sull’archeologia dei rituali Indiani in generale”.

Entro il 2020 ci si aspetta che più di quattro milioni di pellegrini arrivino in visita a Lumbini, e Coningham ha chiesto d’avere la possibilità di continuare lo studio, contribuendo alla conservazione del sito. “Era straordinariamente affollato, al tempo, con persone che pregavano e meditavano. È stata una sfida e un’esperienza emozionante lavorare all’interno di un sito religioso in piena attività, vivo”.


Fonte: ilfattostorico.com

mercoledì 27 luglio 2016

LE DINAMICHE ENERGETICHE NEI LUOGHI DI POTERE

LE DINAMICHE ENERGETICHE NEI LUOGHI DI POTERE





Sono ormai diversi decenni che un sempre crescente numero di persone è alla ricerca di quello che viene definito, in maniera un po’ generalista, il “mondo delle energie”.  Altri sono invece alla ricerca di quegli spazi che custodiscono nefaste presenze, ma pur sempre di sostanza eterea generata da terribili avvenimenti accaduti nel passato, come in certi rinomati manieri medioevali.  Oppure, se le energie ricercate appartengono alla sfera spirituale, al mondo interiore, sono moltissimi gli individui che si confrontano con religioni e credo diversi da quelli di origine, piuttosto che con sette più o meno esoteriche. Praticando anche diverse “tecniche alternative” come Reiki, Yoga, Costellazioni familiari, Shiatsu, Theta Healing, Pranayama, e infi nte altre, alcune fondate su consolidate e comprovate tradizioni millenarie, altre nuove interpretazioni delle prime. L’interesse verso questa dimensione avviene anche da un punto di vista terapeutico, dove al classico metodo allopatico, cioè che cura i sintomi, viene ormai affiancato o addirittura sostituito un approccio olistico, ovvero un sistema che tiene conto dell’individuo nella sua totalità, anche energetico-vibratoria, andando cioè a svelare le disarmonie che generano la patologia. Questo modo di considerare l’essere umano non è altro che la riscoperta dell’antica tradizione curativo-esoterica dei popoli nativi.



È risaputo come all’interno delle società primitive vi fosse sempre la fi gura importante di un guaritore in grado di utilizzare il rimedio più appropriato. Questi personaggi non erano solo terapeuti del corpo, ma spesso e volentieri erano veri e propri sacerdoti capaci di comprendere anche i disagi dell’anima e trovare per essi la giusta soluzione. È dimostrato come alcuni luoghi venissero, e vengono tuttora, considerati sacri in funzione delle loro qualità terapeutiche e di guarigione. Gli stessi luoghi dove nell’antichità lo stregone-sciamano conduceva i suoi pazienti per sanarli, magari attraverso un sonno indotto o per ricevere egli stesso le giuste indicazioni per farlo. Questi “luoghi di potere” esercitano sull’uomo un enorme fascino e lo attraggono magneticamente, proprio perché possiedono caratteristiche energetiche uniche, non facili da comprendere, ma che sono percepite soprattutto a livello inconscio. Grazie alle tecniche di rilevamento, antiche e moderne, è possibile comprendere qual sia la loro funzione e come l’essere umano possa relazionarsi correttamente con essi. Quando ci si avvicina a quegli spazi della terra destinati dagli eventi a rappresentare la sfera religiosa e spirituale o si entra in contatto con quei luoghi in cui i fatti storici hanno lasciato impronte indelebili nella memoria collettiva, è indispensabile fare ricorso anche alle innate capacità extrasensoriali insite, in modo più o meno attivo, in ognuno di noi. Qualità che possono emergere solo mantenendo un atteggiamento umile e rispettoso, praticando il silenzio interiore e lasciando da parte le classiche aspettative che solitamente l’uomo moderno frappone fra se e il creato. Le sensazioni che colgono l’essere in questi luoghi, “lavorano” oltre che sul fi sico, sulla parte emozionale e su quella psichica e necessariamente richiedono una decifrazione e una comprensione guidata, meglio se da parte di esperti addetti ai lavori. È infatti logico pensare come in questo campo di azione, in cui l’uomo comune non sa districarsi, apparendo ai suoi occhi molto “magico” e misterioso, la giusta chiave sia la comprensione dell’alchimia tra lo spirito e la materia, tra la razionalità scientifi ca e la tradizione spirituale ed esoterica. Esistono, infatti, ambiti della conoscenza umana in cui ancora non è possibile utilizzare la razionalità e l’approccio materialista per svelarne le dinamiche e probabilmente mai lo sarà. Parliamo, appunto, di quello che le popolazioni native d’America, ma non solo, chiamavano il Grande Mistero, in cui è compreso anche il senso stesso della nostra esistenza.

Le ragioni che ci dirigono a visitare questi posti sono inconsciamente dovute allo stesso motivo, anche se ce ne diamo motivazioni differenti: la ricerca nei luoghi di parti interiori, che non conosciamo e vogliamo rivelare e necessariamente risvegliare. Su un piano cosciente invece veniamo piuttosto spinti dalla curiosità, dall’interesse storico e artistico quand’anche dalla pura ricerca della bellezza. Ma la ragione primordia le che spinge l’umana creatura a muoversi, quando non è per procacciarsi del cibo, è abitualmente la ricerca. Lo scopo primario è conoscere, fare esperienza e relazionarsi con territori e ambiti sconosciuti che poi diventano il nostro patrimonio, le nostre relazioni e i fili che ci legano alla terra, entrando nel nostro corpo e modifi candolo sostanzialmente, proprio nella sua sostanza. Visitare un castello,  una chiesa, un antico sito dolmenico può diventare un vero atto sacro, un pellegrinaggio devozionale, anche se inizialmente e mentalmente, non sono quelle le ragioni che ci spingono a compiere quel gesto. Il contatto che avviene su un piano fisico verrà successivamente traslato dall’energia del luogo su un livello ulteriore. Sia il posto che le energie annesse agiranno sull’essere, anche grazie alla sua unicità relativa sul pianeta Terra e all’accumulo delle memorie psichiche e vibratorie dei fatti ivi accaduti. Quando desideriamo spingerci oltre, in cerca di quello che non conosciamo e che forse ci fa paura, una domanda basilare deve sortire: quali sono le intenzioni che ci spingono a farlo, perché? Il richiamo che attua su di noi un certo sito non è altro che il nostro bisogno inconscio o meglio, il bisogno manifesto dell’anima di sentire una data frequenza, lavorare con lei, vibrare all’unisono e da questa interazione produrre frutti, cambiamenti, mutazioni. Molto semplice: i miracoli che avvengono in alcuni di questi luoghi sono la dimostrazione tangibile di come lo Spirito agisca, oltrepassando i piani della materia in quelli sottili ed energetici, modifi cando, se necessario, anche il nostro DNA e le guarigioni inspiegabili che avvengono nei santuari lo dimostrano. Ma banalmente un’intenzione può anche non esserlo, a un livello successivo, quando ci si pone da osservatori e ci si lascia fl uire con le cose. Allora in quel caso, se siamo disposti ad aprire incondizionatamente le porte della nostra percezione e ci abbandoniamo in fi ducia, il luogo ci parlerà e ci darà una sua personale chiave di lettura. Per farlo però è necessaria la quiete, quella interiore, dove si raccolgono i semi migliori.






L’ascolto di un luogo di Potere


L’uomo, già dalle ere più antiche, si è avvalso delle sue capacità medianiche e sensitive per individuare i punti della Terra che avessero delle caratteristiche particolari sotto il profilo energetico-vibrazionale. Ha fatto questo per poter stabilire un contatto con la Divinità e interagire con essa. Questa connessione, attivata poi attraverso i riti, la preghiera e la devozione, gli ha dato l’opportunità sia di relazionarsi ai cicli astrali e di conseguenza a quelli della natura, come per la semina, la germinazione, la maturazione e conservazione del raccolto, sia di elevarlo sul piano materiale e spirituale donandogli, in alcuni casi, la comprensione di questi cicli in relazione a quelli umani, esteriori e interiori. Non è certo possibile conoscere, in quanto non esistono libri o manoscritti che le descrivono, le modalità operative attraverso le quali i nostri antenati, vissuti in epoca neolitica o post neolitica, ricercavano, progettavano e costruivano i loro luoghi sacri come Stonehenge in Inghilterra o come molti altri siti meno conosciuti sparsi su tutto il territorio europeo. Laddove il destino o una forza generata da spiriti illuminati ha voluto preservare intatti i luoghi di potere, possiamo rilevare, valutare e comprendere la loro energia, la loro geometria costruttiva, il loro orientamento astronomico e con questi dati uniti al dialogo interiore con le forze spirituali presenti, carpirne lo scopo che li generò e la loro funzione, se attivati, sul territorio. Ciò avviene utilizzando tecniche di rilevamento medianico e sensitivo, tecniche che in buona parte sono giunte fino ai nostri giorni gelosamente custodite dalle classi sacerdotali per via orale. Segrete, in quanto la loro conoscenza era fondamentale per captare e utilizzare le potenti forze della Terra. Segrete perché centro del vero Potere. È quindi bene intendere in modo totale e senza fraintendimenti, talvolta mal celati sotto forma di chissà quale mistero “sangraliano”, aggiungere virgola che la comprensione della natura umana di popoli distanti da noi migliaia di anni e ciò che li spinse a edificare questi monumenti litici, può essere raggiunta solo immedesimandosi profondamente e in maniera totale nel loro vissuto. Le classi sacerdotali sono sempre state costituite da individui iniziati che, mediante le arti della radioestesia e della rabdomanzia erano e sono in grado di individuare con esattezza vene acquifere sotterranee e, nel caso di veri professionisti, di stabilirne il senso di scorrimento, la larghezza, la profondità e le qualità minerali ed energetiche. Queste tecniche oggi vengono unificate sotto la moderna terminologia di geobiologia e permettono quindi di rilevare, oltre all’acqua nel sottosuolo, anche le fonti naturali di emissione energetica come reticoli tellurici o cosmici, i luoghi consacrati, bande sacre e le linee energetiche proiettate sulla Terra dall’Universo.
Ne abbiamo testimonianza già nel neolitico dove Cromlech, Dolmen e Menhir si trovano proprio ubicati sopra punti d’intersezione di due o più corsi d’acqua sotterranei, compattazioni di linee e nodi Hartmann o Curry o su linee sincroniche. Enormi massi, che dovevano avere una composizione minerale differente dal luogo cui erano destinati pesanti centinaia di tonnellate, sono stati spostati, anche per molti chilometri, fino al punto topico di energia da dove avrebbero poi svolto, una volta attivati, la funzione di antenne ricetrasmittenti in grado di emettere energia. Inoltre, l’apprendistato, unito a un’attitudine medianica di nascita, dava la possibilità alla casta sacerdotale di relazionarsi anche con le energie polarizzate dei luoghi, cioè quel complesso caleidoscopio di vibrazioni e frequenze al quale i romani, tempo dopo, avrebbero dato il nome di Genius Loci, forze per gli antichi tanto reali quanto le pietre che con grande fatica spostavano. Con il trascorrere dei millenni si è poi passati dai templi all’aperto a costruzioni sempre più elaborate dove le parti artistico figurative e quelle architettoniche hanno assunto una dimensione consistente. Gli edifici sacri sono così diventati delle vere e proprie casse armoniche in grado di amplificare notevolmente, anche a livello universale, ciò che attraverso i riti viene prodotto entrando quindi in relazione con gli altri edifici sacri che impiegano le stesse modalità energetiche e che utilizzano le medesime forme esoteriche e metodiche costruttive. Queste forme, per la legge di risonanza, hanno un rapporto con gli archetipi geometrici presenti in natura e nell’Universo e, come insegnava Pitagora, possiedono una natura spirituale, quindi apportatrice di messaggi cosmici....


Fonte: http://www.mitiemisteri.it

domenica 17 luglio 2016

LA PISTIS SOPHIA E LA GUERRA SANTA

La Pistis Sophia e la Guerra Santa
di Mike Plato

Che messaggio si cela nella crocifissione? Quale principio di liberazione venne codificato nella storia del Cristo che si stacca dalla Croce per risorgere in pura Luce? E’ nel testo gnostico Pistis Sophia che troviamo le chiavi di questa scienza segreta, in grado di portare l’Uomo alla vittoria sulle forze dell’oscurità.



Qualche tempo fa il Maestro mi ha detto: “parlano dell’eterno ritorno, ma non sanno che molte anime non fanno più ritorno”. Questo insegnamento è criptico solo per coloro che non intuiscono la verità di questo mondo. Ma per quelli che iniziano ad aprire gli occhi, ciò suonerebbe come conferma delle loro intuizioni e chiarirebbe le parole di Gesù: “qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?” (Matteo 16:26). Qui il Maestro Gesù afferma testualmente che l’uomo può perdere la propria anima, la propria coscienza, poiché l’anima è passibile di estinzione e può essere divorata da Energie più grandi e per niente benevole.  E come non bastasse, fa un velato accenno al famigerato “patto con gli Arconti” che alcune anime siglano donandosi ad Dominatori di questo sistema in cambio di favori terreni e promettendo fedeltà, soprattutto in termini di controllo sulle altre pecore umane. D’altronde, sempre Maestro Gesù afferma che “questo mondo è un divoratore di cadaveri. Tutto ciò che è divorato da esso è morto” (Vangelo di Filippo 93).


Il Logos che libera


Nelle iniziazioni egizie, il divoratore di cadaveri, ossia di anime morte perché non spirituali, era Apopi, il serpente che poi gli ermetisti associeranno alle Forze zodiacali-planetarie che governano la vita e la morte di questo sistema. A prescindere dal tema della caduta sophianica nel regno della materia, questo è,  a parermio, il “core” dello splendido trattato che ha nome Pistis Sophia, uno dei pochi testi sacri
ad illustrare, spesso nei dettagli,  il sistema di dominio astrale del Principe di questo mondo e dei suoi Arconti stellari-planetari, nonché le modalità ipostatiche (creative) delle anime che poi saranno spedite in questo mondo per nutrirli e lavorare come schiavi ignari. Eppure il Cristo-Melkisedeq (non Gesù) fin dalle origini scese per combatterli e per liberare un gran numero di anime dalle grinfie dei loro stessi creatori. I Vangeli, se letti ad un livello di interpretazione astrale, non descrivono la lotta fra Gesù e i Farisei, ma tra il Cristo e gli Arconti. Ciò dovrebbe essere fatto anche per le vicende di Mosè, che rappresenta il Logos che libera gli ebrei (figli della luce, popolo eletto,  anime meritevoli) dalla schiavitù d’Egitto (questo mondo) prima chiedendo al Faraone (Principe di questo mondo) di liberare il suo popolo e, dopo scontato rifiuto, inviando piaghe e dolori per far intendere al Principe che non ci sarà nulla da fare contro la potenza e la luce del Cristo. Perché sono certo di questo? Il motivo è semplice. Tutto nella Bibbia rimanda alla Fine del Tempo e peraltro le parole dell’Angelo di YHWH (Melkisedeq) a Mosè sono inequivocabili: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido di dolore a causa dei suoi guardiani (gli Arconti n.d.a.); conosco le sue sofferenze” (Esodo 3:7). Il popolo ebreo carnale non era affatto a quell’epoca il popolo eletto di YHWH. Essi veneravano la pletora degli dèi egiziani, come poi sarà dimostrato dalla venerazione del vitello d’oro nei pressi del Sinai. C’era un’altra linea di sangue in Egitto che venerava il Dio più alto e che era da esso protetta: gli Hiksos, la fatata razza di origine caucasica che portò il monoteismo in Egitto fin dai tempi dello Zep Tepi, ove erano conosciuti come i mitici Shemsu-Hor (fedeli del Principe delle Luci). Risulta ovvio che gli ebrei dell’Esodo sono il simbolo di un popolo animico e non carnale. E se qualcuno afferma che YHWH era già il Dio di Abramo, ebbene il patriarca non era affatto ebreo ma veniva da Ur dei Caldei. Come non era ebreo Mosè, membro regale di stirpe Hiksos.


Un’autorità più alta

Nelle vicende immediatamente precedenti la crocifissione, che è da intendersi nel senso più profondo che il mito di Osiride suggerisce, ossia di imprigionamento del Cristo-Sophia nella materia corporale  – tanto la bara in cui Osiride viene rinchiuso e sigillato da Seth, quanto il legno della croce a cui il Cristo viene inchiodato rappresentano la tunica che strozza e ottunde l’anima descritta dal Pimandro del Corpo Ermetico – è detto: “Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Rispose Gesù: «Tu (Pilato n.d.a.) non avresti alcun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande» (Giovanni 19:11)… Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?» (Matteo 26:67-68)”. Nel primo caso, Pilato dice a Gesù di avere lui il potere di crocifiggerlo, ma Gesù, parlando con le parole del Cristo cosmico, fa intendere che il potere di crocifiggerlo gli è stato conferito da un’autorità ben più alta di cui lo stesso Pilato è inconsapevole. 
Questa autorità non è terrena. Non lo è perché nè da una parte Cesare gli ha conferito l’ordine di sterminarlo, visto che è lui il delegato romano nell’area medio-orientale, né dall’altra il Sinedrio può dare ordini a Pilato. Quindi, se non sono il Sinedrio e Cesare quell’ “alto” di cui parla Gesù, è ovvio che il Maestro alluda ad un’altra autorità ritenuta da lui colpevole di aver  deciso la sua morte.  Quest’autorità dell’alto sono le Potenze dei cieli che saranno sconvolte alla fine del tempo di cui in  Luca 21:26: la gerarchia della Sinistra, il famigerato Thli, la Sitra Hara dei cabalisti, l’Egregora di cui parla Matteo 25:41: “poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli”. Come nelle vicende mosaiche, anche qui il Sommo Sacerdote e tutto il sinedrio rappresentano gli Arconti che immolano il Cristo alla materia corporale fin dalle origini. E il Cristo si fa immolare in modo tale da seguire la razza adamica e salvarla in un progetto a lungo termine. La verità del Cristo immolato fin dalle origini, e non semplicemente 2000 anni fa, è descritta in Apocalisse 13:8, versetto il cui periodo è stato maliziosamente costruito in modo erroneo e ingannevole. La versione di


La storia del manoscritto

Quello che è considerato il Vangelo della resurrezione del Cristo, uno dei testi spirituali più potenti a nostra disposizione,  era in origine chiamato “Codice di Askew”. Il Museo Britannico lo acquistò dagli eredi del Dott. Askew  poco dopo il 1785. Scritto in dialetto dell’Alto Egitto, è in forma di libro e non di rotolo. Pare che sia stato scritto nel II secolo d.c., probabilmente dal maestro gnostico Valentino secondo il grande esperto di Gnosi G.R.S. Mead. Ma nell’opera (Pistis 42:3) Gesù pare affidare la stesura del trattato  e la registrazione dei discorsi del regno della luce a Filippo, Tommaso e Matteo.  Non appartiene al corpus dei trattati gnostici di Nag Hammadi trovati nel 1945. Il trattato si apre con l’informazione importante secondo cui Gesù, dopo i fatti del Golgota, trascorse ben 11 anni con i suoi discepoli, onde istruirli sui misteri più nascosti del Regno della Luce eterna, quella che i cabalisti chiamano “ayn soph aur” (luce senza fine). Prima della resurrezione in vita, il Maestro aveva solo accennato a certi misteri. Per lo più, aveva  parlato con parabole alla gente (quelli di fuori), e aveva iniziato ad istruire quelli di dentro sui misteri sia della natura di questo “universo” che soprattutto del regno eterno. Se quindi i Vangeli sinottici sono essoterici, i vangeli apocrifi sono esoterici, perché intrisi di una “sapienza che non è di questo universo né degli Arconti di questo universo” (1 Corinzi 2:6), sapienza che è meglio conosciuta come Tradizione Primordiale e Tradizione orale dell’Ordine di Melkisedeq, quest’ultimo spina nel fianco di Beliar (Principe di questo Universo) secondo i rotoli esseni. I Vangeli che testimoniano di questa tradizione nascosta sono quelli di Tommaso, Filippo, il Vangelo della Verità e la Pistis Sophia, il più completo e articolato libro del lotto. Gesù è ivi descritto essere inondato di una forza luminosa, una luce talmente potente da accecare i discepoli, una luce che aveva un’estensione incommensurabile. I cabalisti direbbero 
opportunamente che questa irradiazione proveniva dal Merkabà, il corpo di luce, il vettore sephirotico multidimensionale che consente facilmente di by-passare il controllo dei Guardiani di quest’ottava e di non incarnarsi più se non per propria volontà. Gesù, ormai pienamente cristificato e perfezionato, afferma di essere andato “nei luoghi da cui ero venuto” e che quella luce irradia da un abito che, come affermavano i Catari, era stato deposto nel cielo prima della cd. “immolazione nella carne”. Credo che quanto di più prezioso ci sia nel trattato gnostico Pistis Sophia sia legato alle rivelazioni sulle modalità di dominio degli Arconti in questo mondo. Ed è per questo che la Chiesa Romana non può avallare la veridicità e il valore di un trattato del genere, né tantomento stimolarne i fedeli alla lettura. L’embargo di questo sistema deve  procedere, a tutti i costi.

 I Creatori delle Anime

A detta di Gesù, i suoi veri discepoli, attraverso cui il Melkisedeq si manifesterà, saranno i salvatori del mondo e giudicheranno il mondo e gli Arconti, come espresso anche da Paolo in 1 Corinzi 6:2, il quale parla dell’imminente rivelazione dei Figli di Dio ai Figli di questo mondo e agli Arconti che hanno sottomesso il mondo alla caducità e alla morte, poiché incapaci di produrre vita vera ed eterna (Romani 8:19). Tuttavia,  il Cristo mette in guardia i suoi amici di “tutte le persecuzioni che gli Arconti dell’alto faranno venire su di voi” (Pistis I,7,4) . Ritengo eccezionale questa testimonianza poiché avalla quanto da me intuito sulle parole di Gesù a Pilato “tu non avresti alcun potere se…”, e conferma che figli di Dio quali Giovanna D’Arco (rea di ascoltare la voce di Dio), Giordano Bruno (reo di aver parlato della Tradizione e aver condannato gli angeli perniciosi nel trattato “Degli eroici Furori”) e altri furono spazzati via dai nemici del Cristo, onde impedire che il Cristo attraverso di loro creasse sconquassi indesiderati nel loro sistema-mondo. Il Cristo, in ogni modo, rincuora i suoi dicendo che la loro forza  e la loro anima non vengono dagli Arconti ma da lui stesso. In tal senso, i continui riferimenti di Gesù ai “figli di questo mondo” o ai “figli del diavolo”, in frasi come “i figli di questo mondo prendono moglie e marito (Luca 20:34)…i figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce (Luca 16:8)…Voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo (Giovanni 8:23)…voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro (Giovanni 8:44)”,  ben si raccordano con quanto rivelato dalla Pistis Sophia sull’origine di molte anime che camminano in questo mondo. Peraltro, anche il Libro di Sapienza 2:24 afferma che “la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono (Sapienza 2:24)”, ossia le anime create dagli Arconti. E qui non si parla di semplice morte fisica, ma della temutissima seconda morte, ossia l’estinzione della coscienza, cui si accenna in Apocalisse: “colui che trionferà (sulla materia e sugli Arconti n.d.a.) non sarà colpito dalla seconda morte (2:11)… Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni (20:6)”. La seconda morte è l’epilogo naturale di un’anima cieca alle cose dello spirito e ai giochi più grandi che si svolgono nel cosmo, continuamente predata in talenti ed energia in modi assolutamente insospettabili. Gli arconti del destino hanno una presa  ferrea sulle anime da loro create. 
Vi immettono caratteri, sigilli, modalità di vibrazione e persino l’ora fatale, quella a cui sfuggì Gesù e a cui Gesù si riferì dicendo “viene il Principe di questo mondo ma non ha alcun potere su di me” (Giovanni 14:30), ivi indicando che giungeva all’ora fatale immessa dagli Arconti nella sua anima inferiore e che il potere di morte non avrebbe trionfato su di lui. Piuttosto, è il Cristo a trionfare su di loro a tal punto che egli, come il buon Prometeo della Tradizione, ruba all’intera egregora arcontica un terzo della sua forza (Pistis 20,2). Egli dice che se non lo avesse fatto “una grande quantità di anime sarebbe stata annientata” (Pistis 23,1) e dice anche che “ho portato agli uomini tutti i misteri della luce per purificarli…se non lo avessi fatto, dell’intero genere umano non si sarebbe salvata anima alcuna” (Pistis 100,7), paventando un potenziale genocidio cosmico di cui gli Arconti sarebbero stati i responsabili, col beneplacido delle anime dormienti.

Insomma, il genocidio degli ebrei del secolo scorso da parte del Thli Nazista sembra essere un aspetto terreno di ben altro genocidio praticato dal Thli arcontico nei confronti degli ebrei, simbolo delle anime che non ricevono i misteri salvifici. Tutto ciò conferma il sospetto che l’opera del Cristo attraverso Gesù non sia stata solo una classica missione avatarica di insegnamento e di diffusione di una nuova legge religiosa, ma un’opera cosmica di purificazione degli eteri, in assenza della quale forse oggi il mondo non esisterebbe più. Forse, la sottrazione di un terzo dell’energia agli Arconti potrebbe consistere in un pentimento da parte di alcuni Angeli ribelli e nel suo passaggio alla Destra luminosa. Il centurione imperiale che Gesù esalta – descritto come un capo gerarchia al cui servizio vi sono molti servi – potrebbe facilmente essere il simbolo degli Arconti pentiti di cui la Pistis parla sovente, di quegli Arconti che si piegano al Cristo vero re ed esclamano: “veramente questo uomo è Figlio di Dio” (Marco 15:39).

La foggia delle anime


La Pistis Sophia afferma che gli Arconti manipolerebbero una sostanza astrale e ne farebbero anime che poi immetterebbero nei corpi, anch’essi loro ipostasi, come suggerito dal mito di Seth che fabbrica per Osiride-Adam una cassa di legno dove intrappolare il temuto e invidiato fratello. Ovvio che nel momento in cui l’anima entra nel feto (lo spirito-ruach o soffio vitale entra all’atto del primo re-spiro), inizia a comportarsi esattamente nel modo desiderato dagli Arconti creatori. Anzi, per rafforzare il controllo su di essa, gli Arconti vi immettono uno spirito di opposizione o contraffazione, il vero Satana interiore, ricolmo di ogni brama e concupiscenza animale (Pistis Sophia 111,6). Nella Bibbia e tra i cabalisti “Nepesh” è il termine usato per indicare l’anima animale. La Ruach sta in mezzo ed è il luogo della miscela di spirito e materia. Essa dovrebbe tendere verso la “Neshama” (anima superiore, la Sapienza) ma lo spirito di opposizione opera ogni sforzo possibile, sfruttando soprattutto la paura e il desiderio, per trascinare giù la Ruach, spingerla a bramare le cose del mondo e impedirle di accedere ai misteri superiori e salvifici che la condurrebbero al di là delle sozzure arcontiche: “è ostile all’anima e le fa compiere quanto a lei non piace”. La paura crea devastazioni nell’anima. Ci rende automaticamente vittime, attira letteralmente l’esperienza che temiamo, poiché siamo creatori e intanto nutre queste entità. Una strategia sottile ordita dagli Arconti attraverso tutti i poteri di questo mondo è eccitare lo spirito di opposizione attraverso le proibizioni, poiché l’uomo, come insegnato da Paolo, è incline a fare esperienze di trasgressione (Romani (4:15). Se la Chiesa Romana afferma che il sesso per il piacere è impuro, non fa altro che stimolare le anime a trasgredire il precetto. La storia della proibizione ad Adam di mangiare del frutto proibito è un severo monito in tale ottica. Paolo stesso conosceva la verità dello spirito di opposizione, e lo conferma quando accenna allo “spirito che opera negli uomini ribelli” (Efesini 2,2). Quindi, se la Pistis e la Gnosi in generale hanno ragione, il problema è serio e l’aiuto del Cristo da solo potrebbe non bastare se l’anima non attua uno sforzo per combattere il nemico annidato dentro di lui, un nemico che agisce nel sangue (la vera nepesh), e di qui a partire dal codice genetico da dove si dipartono tutti gli impulsi psichici. E’ nel DNA che si combatte la guerra per la salvezza dell’anima, come suggerisce velatamente Genesi ove l’Eden, scritto in ebraico è esattamente ADN (come l’Adan o Adamo indiviso), l’impianto cromosomico. Per questo dico che se l’uomo non riesce a ridestare quella parte di ADN inerte considerato dalla scienza “junk” (spazzatura), è impossibile fronteggiare e trionfare sullo spirito di opposizione. Il segreto giace nello sforzo dell’anima di nutrire il Cristo ferito, ridestarlo e poi farsi aiutare a sua volta. Ciò implica un sacrificio e quel sacrificio di redenzione è sempre e comunque al modo di Melkisedeq.

Gerusalemme recita testualmente: “l’adorarono (la bestia n.d.a.) tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato”. Costruita così, la frase cela una verità profonda. Mi sono preso la briga di verificare la versione greca, ed il periodo è costruito in ben altro modo: “venerarono la bestia tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro di vita (en to biblio tes zoés) dell’Agnello immolato (tou arniou tou esfagmenou) fin dalla fondazione di questo universo (apò katabolés kosmou)”. E’ ovvio che il Maestro Gesù accusi di omicidio gli Arconti (Princeps eius mundi) non solo riguardo a lui come uomo, ma anche e soprattutto riguardo al Cristo cosmico che si manifestò in lui, e fin dalla fondazione, il che è confermato da un’altra criptica frase: “il Diavolo è stato omicida fin da principio” (Giovanni 8:44). Ci si renda conto di come sia facile per i Dominatori di questo mondo nascondere la verità del Cristo-Sophia cosmico immolato da loro alla materia  “fin dalla fondazione di questo universo”, e non semplicemente 2000 anni fa. Basta un semplice artificio operato sui sacri testi, e un’informazione importante è spazzata via. Chi scrive l’ha scoperto solo per intuizione, per fortuna e per conoscenza del greco antico, ma è difficile che la gente comune si prenda la briga di verificare la costruzione del periodo della versione greca del Nuovo Testamento. Come sempre, Essi vivono e noi dormiamo e come insegnato da Filippo: “Gli Arconti vollero ingannare l’uomo perché essi videro che egli aveva la stessa origine degli Spiriti buoni…Essi fecero questo per fare dell’uomo il loro schiavo, per sempre”.

Fonte:
http://mikeplato.myblog.it/2009/02/25/la-pistis-sophia-e-la-guerra-santa/

lunedì 11 luglio 2016

COME I NOSTRI ANTENATI SI PRENDEVANO CURA DELL'UNIVERSO

Come i nostri antenati si prendevano cura dell’Universo





 Che ruolo vuoi avere come custode della Creazione?

    Attraverso i nostri occhi, l’universo percepisce sé stesso. Attraverso le nostre orecchie, egli ascolta le sue note armoniche. Siamo i testimoni, attraverso cui l’universo diventa cosciente della sua gloria, della sua magnificenza.
    Alan Watts

    Non sei nell’universo, Tu sei l’universo, una parte intrinseca di esso. In ultima analisi, non sei una persona, ma un punto focale in cui l’universo è sempre cosciente di sé. Che miracolo straordinario!
    Eckhart Tolle


La nostra responsabilità fin dalla creazione


L’antica saggezza sostiene che gli esseri umani siano stati creati per essere i custodi della Terra. Ci hanno messo su questo pianeta, al fine di prenderci cura di piante e animali, per proteggere la sua bellezza naturale, per mostrare rispetto e gratitudine per tutta l’abbondanza che la Terra ci dona ogni giorno.

Gli scienziati stanno scoprendo ora che tutto nell’Universo vibra ad una frequenza o un altra. Ciò include gli esseri umani. Pensate al vostro battito cardiaco, la respirazione, i cicli di veglia e sonno. Queste sono vibrazioni. Tutte le cose vibrano in modo diverso, forse non siamo in grado di percepire le vibrazioni di una roccia o un albero con la stessa facilità con cui siamo in grado di sentire i ritmi naturali delle altre creature simili a noi: il battito del cuore di un cane, il ritmo di un cavallo al galoppo, il ronzio di un’ape.

    “Siamo in grado di sentire i ritmi naturali delle altre creature simili a noi”
    Alex Grey


La saggezza antica, e molti indigeni oggi, testimoniano il fatto che anche gli oggetti inanimati hanno un energia vibrazionale. Anche le moderne scoperte scientifiche, come la teoria delle superstringhe, supportano l’idea che le vibrazioni siano al centro di tutta l’esistenza. Le vibrazioni esistono, ma nella cultura moderna non viene insegnato ad affinare i sensi in modo che possiamo rilevare questo tipo di energia. E così per la maggior parte di noi, passa inosservato. Ma se ci fermiamo a pensare per un minuto, possiamo cominciare a riconoscere il flusso e riflusso del mondo naturale tutto intorno a noi. I cicli di apertura e chiusura dei fiori, il ciclo di nascita e morte, le maree, la migrazione degli uccelli, i cicli meteorologici tramite cui dopo il sole comincia la pioggia e poi spunta di nuovo il sole,  l’orbita della Terra intorno al Sole, anche l’espansione e la contrazione dell’universo, tutti questi fenomeni sono delle vibrazioni, su scale più piccole o più grandi.

Arkan Lushwala, nel suo libro  Il Tempo del Giaguaro Nero, afferma:

    [Il genere umano è stato creato] con la missione di prendersi cura di tutto il resto della Creazione attraverso il potere del nostro cuore e della nostra capacità di produrre sofisticate vibrazioni… Mantenere questa memoria viva nei cuori è una grande missione una promessa a tutto ciò che è vivo, un dono, e indubbiamente un bel modo di vivere.

Agli esseri umani è stata data la responsabilità di tutte le vibrazioni sulla Terra. E’ stato nostro l’onore e il compito di tenere l’universo vibrante per connettersi alla forza vitale essenziale.

Come i nostri antenati curavano l’Universo




Gli antichi sentivano (e anche molti indigeni oggi) la responsabilità di rispettare, onorare e provare gratitudine verso la natura, l’universo e la Madre Terra che aveva donato loro la vita. E così, hanno creato i rituali che coinvolgono il canto, la danza, i fuochi, e diversi tipi di preghiera. Queste attività hanno sollevato la vibrazione della Terra insieme alla sua forza vitale. Le loro azioni, svolte con grande amore e gratitudine nei loro cuori, rinforzavano le forze della natura.

A sua volta, la terra e l’universo protetti e sostenuti dagli umani, condividevano con loro la grande abbondanza dell’esistenza.

    E’ comunemente noto agli indigeni che le vibrazioni ad alta frequenza attivano la coscienza, alimentano chi che è affamato o debole, guariscono le malattie, e sprigionano le forze più luminose della natura.
    Arkan Lushwala

Alcune culture riflettono questa responsabilità nei loro edifici come le piramidi o i totem o i dolmen e circoli di pietre.

Gli antichi egizi costruirono piramidi massicce, la cui costruzione era praticamente impossibile basata sulla tecnologia del loro tempo. Questi edifici sono stati allineati con le costellazioni e portano il nome della luce splendente del sole.

Lushwala afferma che gli esseri umani che hanno progettato le piramidi egizie, nonché gli antichi templi in Guatemala, Perù, Messico, e in altri luoghi, abbiano creato degli “specchi sacri” per produrre e condividere liberamente vibrazioni ad alta frequenza. [Questo è stato confermato ad esempio in Bosnia, dove i ricercatori hanno osservato un fascio di energia ad alta frequenza che si irradia costantemente dalla sommità della piramide]

    “Hanno costruito un mondo sulla terra che era come uno specchio in cui la danza cosmica potrebbe riflettere se stessa e risuonare, e dove tutti gli esseri potessero ricevere il nutrimento di questa vibrazione.”
    Arkan Lushwala

E così, sappiamo dalla saggezza di queste persone che hanno vissuto migliaia di anni fa, che noi come esseri umani sulla Terra, condividiamo una responsabilità, ovvero, quella di proteggere e prenderci cura della terra.

Noi abbiamo fallito nel nostro compito di custodi della terra

Oggi, a causa di un’economia globale guidata da ricchezza e avidità, gli esseri umani stanno distruggendo l’ambiente e con esso il naturale equilibrio di condivisione e scambio tra uomo e natura. In generale, in tutto il mondo, stiamo prendendo dalla Terra molto più di quanto doniamo a Lei attraverso il rispetto e l’amore.

Allo stesso tempo, le culture indigene del mondo, i gruppi che detengono la saggezza antica e in molti casi praticano ancora gli antichi rituali di guarigione di cui la terra ha disperatamente bisogno, stanno scomparendo.

Ad esempio, il National Geographic afferma che  il 20% della foresta amazzonica è stata cancellata negli ultimi 40 anni, e un altro 20% potrebbe essere perso nel corso dei prossimi 20 anni.

Le aree eliminate comprendono il territorio ancestrale di molte tribù indigene che dipendono interamente dall’ambiente circostante per il loro cibo, acqua, medicine, e per la salute e il benessere generale. Poiché queste persone sono sempre più minacciate, le loro popolazioni sono in declino e le loro tradizioni sono state contaminate dal mondo moderno. I loro giovani sostituiscono il linguaggio tradizionale composto da canti e preghiere con una formazione moderna che comprende lo spagnolo o l’inglese. E le generazioni più anziane muoiono, in questo modo i mondi del sapere antico vengono persi o abbandonati.

Che cosa avviene nel momento in cui questi rituali importanti si perdono? Quale effetto avrà sull’universo quando sempre meno persone saranno a conoscenza degli antichi modi di cantare e ballare per onorare la terra sulla quale viviamo, gli animali e le piante che forniscono il nostro nutrimento?

E’ forse ciò che sta accadendo alla Terra in questo momento?

Arkan dice che:

    Quando ci dimentichiamo di nutrire le forme di vita che ci nutrono, come esseri siamo destinati a decadere e perdere il nostro splendore. L’umanità ha consumato milioni di tonnellate di risorse del pianeta negli ultimi decenni. Non c’è alcuna prassi consolidata o tradizione che possa compensare la terra per tutto ciò cheta subito.

Cosa possiamo fare per  ristabilire il contatto con la terra e ripristinare le brillanti vibrazioni di tutte le vite, per ridare forza ed energia a questo nostro mondo da cui abbiamo preso così tanto? Se saremo in grado di trovare un modo per restituire alla terra ciò che le spetta, allora potremo sicuramente avere più abbondanza da condividere tra di noi, e vi sarà prosperità in abbondanza (la ricchezza di corpo, mente e cuore), invece di essere coinvolti in infinite guerre, avidità e paura, come avviene in gran parte del mondo oggi.

Jocelyn Mercado fondatrice del progetto Sacred Planet



Fonte:
http://www.dionidream.com

martedì 5 luglio 2016

SOGNARE I DEFUNTI

SOGNARE I DEFUNTI
di Robert Moss



“Vi svelo un segreto che segreto non è: noi non abbiamo bisogno di medium per parlare con i nostri cari defunti, ma possiamo farlo direttamente, ogni notte, tramite i nostri sogni”.

Robert MossRobert Moss è storico, giornalista, scrittore, poeta. Da uno dei suoi scritti: “Libro del sognatore dei morti”, riportiamo un passo significativo: “…Molti di noi desiderano contattare i loro amati defunti. Ci mancano… ci tormentiamo per averne il perdono o chiudere le cose rimaste in sospeso. Desideriamo anche ardentemente di sapere se c’è la vita dopo la morte fisica. Questa è una delle principali ragioni per cui la gente ricorre ai medium.

Ed allora vi dico un segreto: noi non abbiamo bisogno di medium per parlare con i trapassati, ma possiamo avere comunicazioni dirette con loro, tempestivamente ed in modo vantaggioso, solo prestando attenzione ai nostri sogni dove li incontriamo ogni notte. Qualche volta loro vengono per guidarci o rassicurarci sulla vita dopo la morte; qualche volta sono loro invece ad aver bisogno del nostro aiuto, perchè sono smarriti e confusi o hanno bisogno di perdono. I sogni dei defunti ci aiutano, quindi, ad avere una conoscenza di prima mano su ciò che succede dopo la morte fisica.

Una delle cose più crudeli che la dominante cultura Occidentale ha fatto, è stata quella di insinuare che la comunicazione con i trapassati sia impossibile ed innaturale. Non c’è niente di sinistro o di soprannaturale in tutto ciò, sebbene queste esperienze ci portino, ovviamente, oltre la realtà fisica. L’intima connessione tra sogni e defunti è insita nel nostro linguaggio. La parola inglese “dream” e la parola tedesca “traum” sono entrambe legate alla parola “draugr” del Germanico Antico, che significa appunto “visita dai defunti”.

Il modo più semplice per i defunti di comunicare con i viventi è proprio attraverso i sogni, sebbene essi, come i viventi, non riescano spesso a capirlo. Una volta tanto, Hollywood ha ragione. Nel film “Il Sesto Senso” un ragazzino dotato di poteri paranormali riesce a vedere e a parlare con i defunti. Aiuta e consola così un uomo che è morto, inizialmente confuso sulla sua situazione e che non riesce a parlare con sua moglie. Il ragazzo dice allora all’uomo morto: “Parla con lei nei suoi sogni, solo allora lei ti sentirà”.

Libri sull'argomento
L'Avventura del Sogno Lucido di Charlie Morley
Avventure nell'Aldilà di William Buhlman
Ultimo Viaggio di Robert A. Monroe
Viaggiatore Astrale di Ensitiv
Sogni di Risveglio di Charlie Morley

Nella maggior parte dei sogni il defunto appare vivente, e molto spesso il sognatore è inconsapevole che la persona sia morta fino al suo risveglio. La ragione è che i defunti sono veramente vivi benché non nel mondo fisico. I defunti possono apparire come il sognatore li ricorda negli ultimi giorni della loro vita fisica, specialmente nei primi sogni. Col tempo, è invece abbastanza comune che i defunti alterino il loro aspetto, si scrollino di dosso i segni dell’età e dei disturbi corporei e si presentino sani e affascinanti. Le persone che muoiono in tarda età, spesso riappaiono come se avessero una trentina d’anni.

Dopo la morte di mio padre nel 1987, lui appariva frequentemente nei miei sogni per darmi consigli sulla famiglia, e portarmi specifiche e pratiche informazioni alle quali io non avrei potuto accedere nella vita da sveglio. Per esempio, mi diede il nome di un agente immobiliare dall’altra parte del Pacifico – qualcuno a me sconosciuto – che si mosse con grande rapidità e umanità per aiutare mia madre a vendere la sua casa e a risistemarsi in una comunità, dove poi trascorse gli anni più felici della sua vita. Mio padre, inoltre, in sogno andò a trovare mia figlia, che era molto dispiaciuta per non averlo mai conosciuto nella vita fisica; lui si mostrò a lei come un cavallerizzo di bell’aspetto, di circa 30 anni mentre stava cavalcando. Grazie ai molti incontri nei sogni con mio padre, posso affermare con certezza che un caro defunto riesce ad essere l’angelo della famiglia.

Dopo la sua morte, il mio prediletto professore universitario in Australia, iniziò ad apparirmi nei sogni come un insolito professore di storia, insegnandomi che ognuno di noi appartiene ad una famiglia di personalità in differenti tempi e dimensioni, i cui eventi sono messi in scena oggi.

In tutta la mia vita ho sognato defunti ed ho lavorato su migliaia di sogni di defunti condivisi con me da altri. Il defunto, in alcuni di questi sogni, potrebbe rappresentare solo un aspetto della personalità del sognatore o del suo patrimonio genetico, o un messaggio mascherato, proveniente dalla parte più profonda di noi stessi, ma la maggior parte di questi sogni sembra riguardare incontri interpersonali.

Ho osservato che ci sono tre principali modi in cui il defunto interagisce con noi nei sogni:

1) Ci fanno sapere che sono ancora vicini a noi. La dimensione che separa i vivi dai morti è esattamente tanto ampia quanto il “filo di una foglia d’acero” disse il profeta Handsome Lake, il Seneca indiano. Abbastanza frequentemente i sogni dimostrano che i defunti sono presenti, semplicemente perché non sono mai andati via. Una donna californiana sognò di entrare nella sua stanza da letto e di trovare il suo fidanzato sul sofà che guardava la Tv. Sorpresa, lei gli chiese cosa stesse facendo lì. Lui rispose “Sto guardando la Tv…”. Non sembrava cioè consapevole di essere morto!

I defunti possono ‘soffermarsi’ perché non hanno terminato qualcosa o desiderano agire come guida e proteggere la loro famiglia, o perché sono attaccati alle persone e ai posti che hanno amato nella vita, e questa potrebbe essere la loro felice collocazione per un anno o due, ma viene poi il tempo in cui i nostri defunti sentono il bisogno di andare avanti nella loro evoluzione.

Poiché la nostra società fa poco per preparare la gente alla vita che li attende nell’aldilà, molte persone quando sono trapassate, non sapendo di essere morte, gironzolano in una sorta di limbo, bloccati tra i familiari ed i luoghi terreni. Dopo la morte noi continuiamo ad essere guidati dai nostri interessi, dai desideri e dalle nostre inclinazioni. Quindi, alcuni di quelli che sono morti ma non completamente trapassati, continuano ad alimentare i loro desideri attraverso i vivi.

Quando i defunti rimangono legati alla terra, gli effetti sono malsani sia per se stessi che per i viventi ai quali sono uniti. Quando i morti sono uniti ai vivi, il risultato è una confusione reciproca, con perdita di energia e trasferimento di inclinazioni, ossessioni e persino disturbi fisici, dal defunto alla persona il cui campo energetico è condiviso.

Aiutare il defunto può significare impegnarsi in un amoroso dialogo, un semplice rituale di onore e commiato, e invocare le guide spirituali. Quando noi diventiamo sognatori attivi, familiarizziamo con la geografia dell’aldilà e possiamo entrare a far parte del novero di coloro che sono chiamati a fornire servizi di aiuto, per istruire i nostri defunti sulle scelte da fare nell’aldilà. William Butler Yeats afferma: “I viventi possono assistere l’immaginazione dei morti”.


2) I defunti ci fanno visita. La maggior parte delle persone che ricordano i sogni, possono ricordarne uno nel quale qualcuno dall’altra parte fa una chiamata telefonica, manda una lettera o, semplicemente, bussa alla porta o si ferma al capezzale. I nostri defunti tornano a noi nei sogni, per tutte le ragioni per le quali avrebbero potuto essere chiamati da noi nella vita fisica – includendo il semplice desiderio di dirci cosa stanno facendo e vedere come noi ci stiamo comportando – e per molte altre ragioni: donarci emozioni, informazioni utili, istruirci sulla vita dopo la morte e la realtà del mondo al di là di quello fisico.

I nostri defunti potrebbero venire a visitarci per offrire o ricevere perdono. Potrebbero venire a mostrarci quanto essi stanno facendo dall’altra parte e possono anche essere ottimi consiglieri, quando acquistano lucidità e sono consapevoli che essi non sono limitati dalle regole dello spazio e del tempo. Possono essere ottimi consiglieri sulla salute e sulla famiglia.

La mia amica Wanda Burch ha ricevuto molti sogni contenenti possibili avvisi riguardo la sua salute, e fu alla fine spinta a rivolgersi alla medicina, quando il suo defunto padre le si presentò in sogno col camice bianco da dottore e le urlò: ”Tu hai un cancro al seno”. L’intervento di suo padre in sogno la portò sul sentiero della guarigione meravigliosamente descritto nel libro: “She who dreams”. I nostri defunti potrebbero visitarci nei sogni anche per prepararci alla morte e rassicurarci sul fatto che dall’altro lato noi abbiamo degli amici.


3) Nei sogni viaggiamo nei regni dei trapassati. Nei nostri sogni, noi siamo liberi dalle leggi della realtà fisica e viaggiamo in altre dimensioni, compresi i luoghi dove i morti vivono. Attraverso sogni di questo tipo, noi possiamo iniziare a sviluppare una personale geografia (mappa) dell’aldilà, che sarà ampiamente arricchita quando impareremo l’arte del “conscious dream travel”, che è il cuore del mio insegnamento e della mia ricerca.

Nei miei workshop, spesso invito i partecipanti a concentrarsi su un sogno o sul ricordo di una persona defunta e a farlo con l’intenzione di viaggiare – con l’aiuto di un tamburo sciamanico. Tramite questi viaggi noi abbiamo messo insieme molteplici ed affascinanti dettagli su centri di accoglienza, zone di transizione, posti di recupero e inoltre piani di informazione ed istruzione nell’aldilà. Abbiamo imparato che più di un veicolo dell’anima sopravvive alla morte fisica, e che ognuno di noi ha un differente destino. Abbiamo esplorato molti luoghi dell’aldilà plasmati dall’immaginazione umana e sistemi di credenza collettiva.

Viaggi visionari di questo tipo, hanno una lontana origine. Attraverso le varie ere e culture, la maggior parte delle società umane ha tenuto in considerazione la conoscenza dell’aldilà, e ciò che conosciamo a riguardo, sono molto spesso il prodotto dei sogni e delle esperienze visionarie delle persone.

Se noi conoscessimo tramite esperienza diretta che c’è vita dopo la morte, potremmo affrontare le scelte e le sfide di questa esistenza più facilmente e con maggiore coraggio. Se fossimo coscienti del nostro futuro modo di esistere nell’aldilà, sarebbe più difficile rimanere bloccati o confusi, dopo aver lasciato i nostri corpi fisici.

Se noi stessimo per intraprendere un viaggio, ci sarebbe utile avere una mappa. Il ‘Lakota’ dice che il sentiero dell’anima nei sogni è lo stesso sentiero delle anime dopo la morte. Credo che questo sia esatto. I nostri sogni ed i nostri cari defunti ci mostreranno la strada giusta”.

Tratto da: “Libro del sognatore dei morti” di Robert Moss
Rivisto da www.fisicaquantistica.it

Fonte: http://salvatoredetoma.altervista.org/sognare-defunti-robert-moss/

giovedì 30 giugno 2016

LA DIETA MILLENARIA DEI MONACI TIBETANI PER UN ALTO LIVELLO DI COSCIENZA E VITALITÀ

I monaci tibetani sono conosciuti per vivere incredibilmente a lungo e questo non ci sorprende più di tanto se consideriamo lo stato di pace in cui vivono e il paradiso incontaminato in cui vivono. E’ importante quindi anche analizzare qual è la loro dieta per comprendere come un corpo così in pace si nutra per avere alti livelli di coscienza ed energia per svolgere le attività quotidiane anche in avanzatissima età.




Bisogna subito dire che esistono tante diverse scuole di buddismo e quindi dire che i buddisti sono vegetariani o vegani non è esatto. Nella scuola Theravada infatti si afferma che il Buddha permetteva ai suoi discepoli di mangiare pollo, pesce, uova evitando però il bovino che era ritenuto sacro in India.
Quindi smontato subito questo preconcetto passiamo ad osservare la loro alimentazione.

Se in occidente la teoria sulle combinazioni alimentari è recente e sempre più medici e terapisti la usano per guarire i loro pazienti come ne ho parlato nell’articolo sulla dieta per l’artrite, essa è parte integrante della saggezza dei monaci tibetani da migliaia di anni, che senza avere laboratori, scienziati o nutrizionisti hanno semplicemente ascoltato il loro corpo e i consigli dei loro maestri, hanno imparato come condurre una vita indirizzata al pieno potenziale di benessere spirituale, mentale e fisico.

Non sorprende quindi che l’alimentazione dei monaci tibetani è davvero semplice, troppo semplice per noi abituati a mischiare tutto e consumare cibi ultra-elaborati. Non fanno uso di zucchero bianco, farine bianche, sale raffinato né di additivi, edulcoranti ed esaltatori di sapidità che sono in tutti i cibi del supermercato.
L’alimentazione dei monaci tibetani ruota attorno ai concetti di equilibrio e di armonia con la natura. Ecco perché si interessano anche delle varie fasi di preparazione degli alimenti, a partire dalla coltivazione. Ciò aumenta la consapevolezza del cibo come strumento per il sostentamento ed il benessere; percezione che invece si perde con l’abitudine di trovare gli alimenti pronti sugli scaffali del supermercato.
Per noi un pane è un pane, mentre per loro il pane deve essere fatto rispettando il flusso energetico della vita, facendo una lievitazione naturale lenta usando ingredienti ricchi e maturati al sole e non immagazzinati per anni e raffinati fino a perdere tutte le proprietà come accade da noi.

– A tavola i monaci mangiano lentamente, dando importanza ad ogni momento del pasto, compresa la masticazione. La masticazione è davvero importante e secondo alcuni medici risolverebbe il 50% dei problemi di salute. La dieta che hanno sviluppato nel corso del tempo li porta a consumare cibi integrali, in una alimentazione con poche proteine animali e in ogni caso, essi raccomandano di evitare la carne di maiale.

– I grassi come il burro e olio fanno parte della loro dieta, ma mai in grandi quantità.

– Mangiano le uova in abbondanza. I saggi tibetani ne consumano in abbondanza, perché molto nutrienti, ma spesso si limitano solo al tuorlo. L’albume viene utilizzato da coloro che fanno sforzi fisici dato che serve soprattutto per i muscoli. E non sorprende infatti dato che si trovano integratori di proteine a base di albumina anche nei supermercati.

– Le principali fonti di energia sono i carboidrati e le proteine, che però i monaci non assumono durante lo stesso pasto, perché preferiscono assumere una sola qualità di cibo alla volta. Ovvero seguono una dieta dissociata: proteine e carboidrati consumati in pasti diversi. I monaci tibetani, infatti, spiegano che la digestione degli amidi interferisce con quella delle proteine, e ciò può portare ad uno spreco di energia e a una diminuzione della qualità della vita. Queste considerazioni sono condivise in occidente da molti medici e nutrizionisti.

– Sconsigliano il dolce a fine pasto. In ogni modo non usano lo zucchero ma il miele che viene visto per lo più come una medicina molto energetica.

– Concentrano i pasti nelle prime otto ore della giornata rispettando il ciclo circadiano di assimilazione-digestione-eliminazione. I più avanzati ricercatori stanno infatti ritornando a questa antica concezione.

– Non mangiano sempre lo stesso cibo ma hanno una dieta varia che segue il ciclo delle stagioni e del corpo.

– I monaci tibetani assumono più cibo al mattino e meno alla sera ovvero consigliano di scalare gradualmente lungo la giornata la quantità di cibo ingerito, di modo che l’ultimo pasto sia il più ridotto. Infatti a partire dal pomeriggio non ingeriscono più cibo solido.

– Evitano i cibi troppo freddi e troppo piccanti perché causano stati infiammatori nel corpo.

– Digiunano ad ogni luna piena e luna nuova del mese.

– Consumano molti cibi e bevande fermentate a base di riso, soia, thé, latte. Questo tipo di alimenti sono scomparsi nella nostra dieta ed eppure sono i più salutari dato che sono ricchi di probiotici, vitamine ed enzimi.

Infine bisogna notare i monaci tibetani meditano sempre prima di ogni pasto  e questa è una pratica tanto semplice quanto potente. Il rilassarsi e focalizzarsi sul momento presente riduce drasticamente i livelli di stress, ci aiuta a mangiare lentamente e a masticare e migliora notevolmente il metabolismo.
E’ inutile dire che si spostano a piedi e quindi non sono sedentari sebbene siedono in quiete in meditazione per lungo tempo, e guarda caso il prof. Soresi nella sua intervista aveva detto che il segreto della longevità è camminare per 40 minuti per 3 volte al giorno.

Per finire nella loro saggezza senza tempo si riconosce che:
– Stare seduti a lungo danneggia i muscoli mentre stare molto tempo in piedi danneggia le ossa.

– Dormire troppo danneggia il Chi(flusso di energia), stare troppo svegli danneggia il sistema nervoso.

Non possiamo che imparare da coloro che vivono in sintonia con il proprio corpo e il flusso della vita. Tanti utilissimi consigli che la nostra scienza moderna sta ritornando a diffondere e dimostrare.



Fonte: 
http://www.veja.it/
http://laveritadininconaco.altervista.org

mercoledì 29 giugno 2016

25 PIANTE CURATIVE PER I NATIVI AMERICANI

Le proprietà benefiche e curative delle piante sono ormai generalmente note. Anche se diverse razze e culture di tutto il mondo hanno familiarità con le varietà delle erbe medicinali, i nativi americani sono rinomati per la loro conoscenza delle medicine naturali.





La maggior parte dei loro rimedi naturali erano composti da piante, essi buttarono le basi per molti trattamenti farmaceutici comunemente usati nella società occidentale. Da allora ci sono stati molti studi scientifici che hanno dimostrato gli effetti benefici di questi rimedi.

Molti di questi medicinali naturali sono stati (e sono tuttora) usati per trattare disturbi specifici. Di solito la piante viene ingerita o bevuta sotto forma di tè.

Le seguenti piante vengono usate per trattare malattie comuni come ad esempio problemi di digestione o infiammazioni. Va inoltre precisato che questa è solo una piccola parte della varietà di  piante medicinali usate dai nativi americani e la loro inclusione in questa lista è stata determinata dalla facilità di reperibilità e dalla loro efficacia.

Ecco un elenco di piante, alberi, frutta e fiori del Nord America utilizzati dai nativi americani per il trattamento di varie malattie e sintomi riscontrati tutt’ora.

Eucalipto: L’olio estratto dalle foglie di eucalipto viene comunemente usato per trattare una varietà di disturbi, tra cui febbre, influenza, tosse e bronchite. Ottimo per aprire le vie respiratorie.

Ginseng: Rafforza il sistema immunitario e aiuta a prevenire e combattere il raffreddore. E’ efficace nel ridurre i livelli di zucchero nel sangue, veniva usato anche nei trattamenti delle malattie cardiache, l’affaticamento, la disfunzione erettile, l’alta pressione sanguigna, l’epatite C e il cancro.

Aloe vera: La parte interna delle foglie aiuta ad alleviare la costipazione e l’herpes labiale, se assunta per via orale. Il gel di aloe può contribuire a trattare una varietà di disturbi della pelle tra cui eruzioni cutanee pruriginose e psoriasi se distribuito direttamente sulla parte interessata.

Rosmarino: Viene usato nel trattamento dei problemi digestivi come bruciore di stomaco, gas intestinali e perdita di appetito. Inoltre è un rimedio utile in caso di perdita di capelli se usato in combinazione con timo, lavanda e legno di cedro.

Camomilla: Riduce l’infiammazione, accelera la guarigione delle ferite è in grado di ridurre gli spasmi muscolari e può servire come un blando sedativo favorendo così il sonno. Inoltre può uccidere batteri, funghi e virus.

Cera d’api: Può essere usata per trattare una varietà di malattie della pelle, tra cui dermatite da pannolino, psoriasi ed eczema.

Valeriana: Utile a combattere l’insonnia, ansia, stress, cefalea, stati di nervosismo.

Alfa Alfa: Aiuta a ridurre i livelli di colesterolo. Viene utilizzata nel trattamento dell’asma, così come per problemi a reni, vescica,  prostata e artrite.

Lampone nero: E’ un forte anti-infiammatorio, molto utile per la salute del colon è in grado di prevenire e combattere il cancro.

Pepe di Cayenna: Viene comunemente usato per alleviare il dolore causato da: artrite, fibromialgia, herpes zoster, diabete e dolore post operatorio. Ottimo anche per sciogliere il muco e stimolare il sistema linfatico.

Echinacea: Comunemente utilizzata per combattere il raffreddore e per trattare le infezioni da lieviti. Viene anche usata come antisettico.

Salvia: Consente di aumentare le prestazioni mentali migliorando la memoria inoltre previene le malattie che causano la degenerazione cognitiva, come il morbo di Alzheimer. Viene anche usata per contrastare il colesterolo alto e i sintomi causati dalla menopausa.

Grano saraceno
: Il grano saraceno è ricco di minerali importanti come calcio, ferro, magnesio, fosforo, zinco, di vitamine del gruppo B e di vitamina E. E’ ricco di rutina e quercetina, con proprietà antiossidanti, antinfiammatorie ed anticancerogene. Ha azione cardioprotettiva, inoltre possiede la capacità di abbassare l’ipertensione sanguigna. Tra le proprietà del Grano Saraceno c’è quella di generare calore nel corpo e di conferire energia e vigore, specie in inverno. Viene usato sia in tisana che come cibo.

Partenio
: Può aiutare a diminuire la frequenza di emicrania e mal di testa riducendo il dolore. Inoltre aiuta a ridurre la nausea, il vomito e la sensibilità alla luce.

Radice di zenzero
: Un’altra super pianta nella medicina dei Nativi Americani; la radice veniva sminuzzata e consumata con il cibo, come tisana oppure come balsamo o cataplasma. Noto fino ai nostri giorni per la sua capacità di alleviare problemi digestivi, è anche un anti-infiammatorio, sostiene la circolazione e può alleviare raffreddori, tosse e influenza, in aggiunta alla bronchite e ai dolori articolari

More:  Possiedono proprietà anti-cancerogene, grazie al loro contenuto di antiossidanti contribuiscono a rafforzare il sistema immunitario. Hanno anche proprietà antimicrobiche e vengono usate come collutorio per trattare il mal di gola.

Pioppo: La corteccia e le foglie dell’albero vengono usati nei trattamenti dei dolori articolari, disturbi alla prostata, problemi alla schiena, dolore neuropatico e problemi alla vescica. Viene spesso usato in combinazione con altre piante. Il pioppo contiene salicina, un principio attivo molto simile a quello dell’aspirina che aiuta a ridurre le infiammazioni.

Verga d’oro: Viene impiegata per ridurre il dolore e l’infiammazione, aumenta il flusso dell’urina e ferma gli spasmi muscolari. Viene anche usata per ridurre gotta, dolori articolari e artrite.

Liquirizia: Radici e foglie possono venire impiegate per tosse, raffreddori, mal di gola, prurito e infiammazione della pelle ed eczemi. La radice può anche essere masticata per alleviare il mal di denti.

Menta: Veniva molto usata dalle tribù native americane, per trattare tosse, raffreddore, disturbi respiratori/digestivi come cura per la diarrea e come stimolante per la circolazione sanguigna.

Passiflora
: Riduce i sintomi dell’ansia in modo più efficace dei farmaci. Inoltre aiuta ad alleviare i sintomi legati alla disintossicazione da sostanze stupefacenti.

Trifoglio rosso: Usato per il trattamento di molte patologie, tra cui indigestione, colesterolo alto,  pertosse, asma, bronchite e disturbi della menopausa.

Finocchio: Efficace nel diminuire i sintomi di ansia e depressione, aiuta a ridurre anche  i dolori della sindrome premestruale oltre ad alleviare tosse, mal di gola e combattere i problemi digestivi.

Mais: E’ la pianta del Nuovo Mondo per eccellenza, ma non era considerata solo un cibo dai nativi americani ma anche una pianta sacra a cui sono associati vari miti della creazione. I nativi affermano che hanno appresso come coltivare e preparare il mais direttamente dagli dei, e così infatti troviamo nelle antiche scritture Maya. È interessante notare che sebbene il mais sia un alimento ricchissimo di nutrienti è carente di niacina (Vit. B3) e solo trattandola con la lisciva questo non accade – una pratica comune tra nativi americani. Tale processo produce “nixtamalli” che significa ‘pasta di mais informe’, che viene utilizzata come base di molti prodotti di mais come tamales, tortillas e Masa. Gli Aztechi e Maya regolarmente cuocevano il mais in acqua di calce (ossido di calcio), che migliora il suo profilo nutrizionale considerevolmente: la niacina, che altrimenti rimane non disponibile, è resa accessibile dal processo di nixtamalizzazione, il calcio aumenta del 75% – 85% il che rende più facilmente digeribile, e altri minerali, come ferro, rame e zinco sono aumentati. Inoltre la nixtamalizzazione neutralizza anche alcune micotossine presenti nel mais non trattato. La fermentazione del mais nixtamalizzato produce ulteriori vantaggi: aumento dei livelli di riboflavina, niacina e proteine in aggiunta agli aminoacidi, come il triptofano e lisina. Questa pratica di cottura del mais in ambiente alcalino è stata persa quando i conquistadores spagnoli hanno importato il mais nel vecchio continente e per questo a meno che il mais non venga trattato come descritto non è un alimento sano (infatti è sconsigliato nella dieta del gruppo sanguigno).

Essiac
: E’ una miscela di piante curative dei nativi americani che potentissime proprietà anticancro. Ne ho discusso in dettaglio nell’articolo Essiac: La bevanda segreta che cura il cancro dei nativi americani




Fonte: http://www.dionidream.com/